mercoledì 5 agosto 2026

VIVERE, SOPRAVVIVERE

 Una distanza grande fra due modi di stare al mondo che la lingua distingue attraverso un prefisso. 

Vivere. Ossia essere in ogni fibra che ci compone in totale presenza. Niente escluso, tutto in noi sente ed è. Per chi vive davvero la speranza non esiste. Non esiste il futuro. C'è solo l'intenso e immenso momento presente. Non c'è spazio nemmeno per altri, nel vivere fino in fondo, perché la concentrazione richiesta è tale da escludere presenze distraenti come sempre sono, appunto, gli altri. Chi vive è solo nel vivere, e non se ne duole. 

Chi sopravvive è sempre un po' prima o un po' dopo. Ricorda, spera, ignora il presente perché hanno molta più importanza per lui il passato e, spesso, il futuro. Anche quando neghi che sia così, il sopravvivente palesa solo la sua incapacità di dire il vero su se stesso: spera di esserci ancora domani, e dopodomani e poi ancora, perché così la sua sopravvivenza ha senso e si giustifica persino. Nel grande mare dell'essere nuotano sia quelli che sopravvivono sia quelli che vivono. Li riconosci a colpo d'occhio da come stanno in acqua: galleggiando quieti o nuotando a vigorose bracciate. L'occhio degli uni non si fissa da nessuna parte, quello degli altri ha sempre chiaro un obiettivo da raggiungere, una boa, una barca, uno scoglio, la riva. 


venerdì 17 luglio 2026

STORIA CHE SI RIPETE

 La metafora della fenice felice è bella fino a un certo punto. La creatura che rinasce dalle tenebre pigolando, dopo aver vissuto un'era del mondo, e porta in sé la saggezza della vecchiaia consumata e il rinnovamento glorioso della giovinezza (infanzia) ritrovata, è senza dubbio un simbolo rigenerante per lo spirito. Essere fenice felice è un dono e un privilegio. Però nelle pieghe del simbolo si annida una spina dolorosa. Quella dell'eterno ripetersi di. Il problema è in  quel che segue  e specifica. Nel caso della mia vita finora, la spina è il ripetersi di apparizioni di persone che poi decidono di scomparire. E io capisco che l'hanno deciso, e che non sono stata io a collaborare per niente alla sparizione, solo a distanza di tempo. Nemmeno la ripetizione dell'evento (per due volte per ora) mi ha dotata del contravveleno per scongiurarne gli effetti diretti e collaterali più sgradevoli. Sia l'una sia l'altra, sì, due donne, in tempi della vita molto diversi, avevano lanciato gli stessi segnali di insofferenza che non ho saputo (voluto) cogliere. Quel parlare male di altri e altre lasciando intendere quanto io fossi invece assolutamente speciale. Quel palesare la volontà di staccarsi dal luogo per non dire che volevano semplicemente porre una distanza siderale (come una morte) proprio solo da me. E io che non ho capito subito. E io alla quale il fatto di aver capito poi ha lasciato una traccia indelebile che non riesco proprio a lasciar andare. Resta lì come un risentimento inestinguibile. Un'offesa senza rimedio. 

sabato 6 giugno 2026

INCONTRI

Facendo questo mio mestiere, gli incontri sono  continui e si accumulano nel tempo, tanto che a un certo punto i confini fra un incontro e l'altro si fanno confusi e qualche volto si sovrappone, per non dire di quel che accade con le parole dette e, si fa per dire, memorizzate. Allora vale la pena tornare all'etimologia e ricordarsi (questa volta si, con millimetrica precisione) cosa significa davvero incontrarsi. Mettersi lì, nel meraviglioso lì e in quel momento, ma mentre accade e non dopo, con un'altra persona e sentirla, parlarle, accorgersi fino in fondo della sua esistenza. L'incontro è così o non è, e il mio  antico mestiere più di ogni altro, forse, lo sa. 

Celebro allora in questo spazio l'incontro con te, tristemente allegro e allegramente triste ragazzo sensibile e generoso. So che restano nell'aria del lungo fiume, in aule troppo assolate, in bar sul corso, nostre parole scambiate e risate piene. So che resta nel cuore l'affetto mite e sincero reciprocamente provato. Soffoco la tentazione di dispiacermi per non aver obbedito alla tentazione di chiederti ultimamente notizie di te. Resta così intatta la pura bellezza del nostro incontro felice, perché pieno, intenso, vero. Ti abbraccio nel tempo e nello spazio, carissimo allievo per sempre. 

Tua professoressa per sempre.