Je suis enragé. Come il prete rosso che, nella rivoluzione francese, venne preso di mira da destra, da sinistra, dal centro. Eppure aveva il seguito della parte più bassa, quella che ancora si può definire popolo senza troppi soprassalti da parte degli storici di professione. Quella che non ha da mangiare benché lavori, magari più di tanti altri.
Mi sembra la miglior semplificazione del concetto che coglie il cuore dell'ingiustizia sociale: mentre alcuni nuotano nell'oro, il popolo lavoratore muore di fame. Jean Roux gli ha dato una voce arrabbiata, inferocita, esasperata. E sappiamo come sia andata a finire.
Penso ci voglia una versione aggiornata di Jean Roux. Potrebbe anche chiamarsi Jeanne Roux. L'importante è che sia adeguatamente enragée. E che sappia tradurre la rabbia in parole precise, in un breve, eloquente programma. Un programma esasperato e preciso che tocchi tutti i tasti che devono essere toccati. Lavoro, scuola, sanità, distribuzione della ricchezza, potere. Di più e di meglio, più equo e più saggio: saper cosa fare e come, questo il senso.
Svegliati, Jeanne, altrimenti siamo perduti.
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