venerdì 25 dicembre 2015

IL BRUTTO ANATROCCOLO - VARIANTE

Racconta la nota fiaba che il brutto anatroccolo, bistrattato e odiato dai suoi falsi fratelli, divenne poi, invidiabile specie di nemesi, un gran bel cigno.
Come tutti coloro che, da giovani, han subito un’atroce persecuzione, egli ne rimase segnato anche da adulto, e in un modo che (almeno inizialmente) nessuno seppe comprendere.
Il cigno si distingueva per la sinuosità del suo collo, la regalità del portamento, l’armonia di qualsiasi movimento: nessuno sapeva come lui tuffare il becco nell’acqua e creare cerchi perfetti, nessuno si librava nell’aria con la stessa fidente sicurezza, né sfiorava la superficie del lago con maggior grazia.
Ma non era felice, il nostro cigno, per nulla. Agli altri mostrava di essere calmo e fiero, sereno e composto, forse anche persuaso di una sua supposta superiorità ma…se avessero potuto leggergli nel cuore! Vi avrebbero trovato tali abissi di disperazione da rimanere sconvolti per sempre. Il cuore del cigno, infatti, non aveva smesso di essere quello del brutto anatroccolo: alla metamorfosi del corpo non si era accompagnata quella dell’anima…Egli era ancora, nell’intimo, quell’esserino infelice beffeggiato dai suoi antichi compagni, era ancora quello che si sentiva rabbrividire dalla paura di essere assalito alle spalle e beccato a sangue, di doversi nascondere per leccarsi le ferite, di non riuscire a mangiare per un nodo in gola…E quel triste esserino lì, a dispetto di quello che si voleva credere di lui, non trovava niente di bello nel fatto di essere diventato - come vedeva ogni volta che osava specchiarsi sulla lucida superficie del lago - un magnifico cigno, certo molto più bello di alcune  anatre di sua antica  conoscenza…no, lui avrebbe voluto continuare a essere l’arruffato anatroccolo che era e, di differente, avrebbe solo voluto che gli altri gli volessero bene anche così, che amassero la sua figuretta tozza e la sua goffaggine, che qualcuno si avvicinasse a lui e gli dicesse, affondando teneramente il becco nelle sue piume, “mi piaci anche così, piccolino, restiamo insieme per sempre, non cambiare mai”. Ma come fare per ottenere una magia così? A chi rivolgersi?
Il cigno era sempre più disperato e già il suo incedere iniziava a essere meno maestoso, già le sue penne ingrigivano e cadevano, mentre sulla sommità del capo si andavano formando placche rossastre, preludio di qualche grave malattia ch’egli covava nelle profondità del suo cuore travagliato.
Eppure la salvezza venne anche per lui che, a dispetto di qualunque  idea diversa si fossero fatta gli altri, non aveva avuto niente dalla vita. Venne in una radiosa mattina di febbraio,  quando le acque ghiacciate impediscono quasi il movimento ai cigni, da cui peraltro il nostro amico si teneva lontano, per tessere sogni in cui il piccolo anatroccolo trovava chi lo amasse.
Giunse la salvezza sotto le spoglie di una fata molto trascurata e poco amata, una fata mal vestita e non bella. La fata scorse il cigno (col quale sentiva una strana affinità) mentre se ne stava appartato e triste come al solito, gli si avvicinò, piegò la testa verso la sua e…magia delle magie egli si ritrovò a essere lo scarduffato anatroccolo che tutti odiavano ma…con una differenza. Che egli, recuperata per incanto tutta l’energia dell’infanzia, saltellando goffamente sulle corte zampette si imbatté in una fila di giovani oche, che lo salutarono gioiosamente, e così pure alcuni pulcini e anatre: insomma, di colpo l’ex bel cigno, tornato a essere brutto anatroccolo, si trovò circondato da una folla di amici che dimostravano di conoscerlo da sempre, di averlo atteso e di amarlo con tutto il cuore, di volerlo risarcire dell’immensa solitudine  ch'egli aveva percepito quell'ormai lontana mattina di un’altra infanzia, di cui ora poteva finalmente dimenticarsi.

E mentre ancora si beava del calore proveniente da cento e cento animali accorsi intorno a lui, amorevoli e pieni di dedizione, l’anatroccolo comprese improvvisamente chi fosse la fata che gli aveva fatto il più bel dono della sua vita: socchiuse gli occhi e la ringraziò, sapendo che le sue magie, uniche fra tutte, durano per sempre.

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