Racconta la nota fiaba che il brutto anatroccolo,
bistrattato e odiato dai suoi falsi fratelli, divenne poi, invidiabile specie
di nemesi, un gran bel cigno.
Come tutti coloro che, da giovani, han subito un’atroce
persecuzione, egli ne rimase segnato anche da adulto, e in un modo che (almeno
inizialmente) nessuno seppe comprendere.
Il cigno si distingueva per la sinuosità del suo collo, la
regalità del portamento, l’armonia di qualsiasi movimento: nessuno sapeva come
lui tuffare il becco nell’acqua e creare cerchi perfetti, nessuno si librava
nell’aria con la stessa fidente sicurezza, né sfiorava la superficie del lago
con maggior grazia.
Ma non era felice, il nostro cigno, per nulla. Agli altri
mostrava di essere calmo e fiero, sereno e composto, forse anche persuaso di
una sua supposta superiorità ma…se avessero potuto leggergli nel cuore! Vi
avrebbero trovato tali abissi di disperazione da rimanere sconvolti per sempre.
Il cuore del cigno, infatti, non aveva smesso di essere quello del brutto
anatroccolo: alla metamorfosi del corpo non si era accompagnata quella dell’anima…Egli
era ancora, nell’intimo, quell’esserino infelice beffeggiato dai suoi antichi
compagni, era ancora quello che si sentiva rabbrividire dalla paura di essere
assalito alle spalle e beccato a sangue, di doversi nascondere per leccarsi le
ferite, di non riuscire a mangiare per un nodo in gola…E quel triste esserino lì,
a dispetto di quello che si voleva credere di lui, non trovava niente di bello
nel fatto di essere diventato - come vedeva ogni volta che osava specchiarsi
sulla lucida superficie del lago - un magnifico cigno, certo molto più bello di
alcune anatre di sua antica conoscenza…no, lui avrebbe voluto continuare
a essere l’arruffato anatroccolo che era e, di differente, avrebbe solo voluto
che gli altri gli volessero bene anche così, che amassero la sua figuretta
tozza e la sua goffaggine, che qualcuno si avvicinasse a lui e gli dicesse,
affondando teneramente il becco nelle sue piume, “mi piaci anche così,
piccolino, restiamo insieme per sempre, non cambiare mai”. Ma come fare per
ottenere una magia così? A chi rivolgersi?
Il cigno era sempre più disperato e già il suo incedere
iniziava a essere meno maestoso, già le sue penne ingrigivano e cadevano,
mentre sulla sommità del capo si andavano formando placche rossastre, preludio
di qualche grave malattia ch’egli covava nelle profondità del suo cuore
travagliato.
Eppure la salvezza venne anche per lui che, a dispetto di
qualunque idea diversa si fossero fatta
gli altri, non aveva avuto niente dalla vita. Venne in una radiosa mattina di
febbraio, quando le acque ghiacciate
impediscono quasi il movimento ai cigni, da cui peraltro il nostro amico si
teneva lontano, per tessere sogni in cui il piccolo anatroccolo trovava chi lo
amasse.
Giunse la salvezza sotto le spoglie di una fata molto
trascurata e poco amata, una fata mal vestita e non bella. La fata scorse il
cigno (col quale sentiva una strana affinità) mentre se ne stava appartato e
triste come al solito, gli si avvicinò, piegò la testa verso la sua e…magia
delle magie egli si ritrovò a essere lo scarduffato anatroccolo che tutti
odiavano ma…con una differenza. Che egli, recuperata per incanto tutta l’energia
dell’infanzia, saltellando goffamente sulle corte zampette si imbatté in una
fila di giovani oche, che lo salutarono gioiosamente, e così pure alcuni
pulcini e anatre: insomma, di colpo l’ex bel cigno, tornato a essere brutto
anatroccolo, si trovò circondato da una folla di amici che dimostravano di
conoscerlo da sempre, di averlo atteso e di amarlo con tutto il cuore, di
volerlo risarcire dell’immensa solitudine
ch'egli aveva percepito quell'ormai lontana mattina di un’altra
infanzia, di cui ora poteva finalmente dimenticarsi.
E mentre ancora si beava del calore proveniente da cento e
cento animali accorsi intorno a lui, amorevoli e pieni di dedizione, l’anatroccolo
comprese improvvisamente chi fosse la fata che gli aveva fatto il più bel dono
della sua vita: socchiuse gli occhi e la ringraziò, sapendo che le sue magie,
uniche fra tutte, durano per sempre.
Nessun commento:
Posta un commento