sabato 6 gennaio 2018

FRAMMENTI DI UN DISCORSO AMOROSO

Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso
La forma, per cominciare. Frammenti ordinati alfabeticamente seguendo un filo conduttore che ha due alimenti principali: la letteratura e la vita. Frammenti che trattano un unico tema, sezionato all'infinito, rivisto da miriadi di angolature, in una molteplicità di prospettive che costituiscono la principale ricchezza di un testo vertiginoso, per la profondità speculativa che sottitentende e della quale ci si rende conto anche a una prima, superficiale, lettura. Grazie a questa forma inedita, che Barthes e pochi altri possono permettersi, la comprensione può seguire percorsi autonomi, il lettore può decidere, a una seconda, terza lettura, di seguire la strada di abbraccio, abito, adorabile  o quella di colpe, esilio, fading. Continuità e discontinuità, i frammenti hanno questo di eccezionale, rispetto a qualsiasi altra  struttura:  di disporsi come si vuole nella propria interiorità, là dove si depositano i pensieri che stimolano altri pensieri, gli intendimenti folgoranti, le illuminazioni sulla vita propria e su quella altrui. 
Tra le tante folgorazioni, quella sull'abisso. Un'incontrollata passione per gli abissi mi ha sempre abitata, fin dall'infanzia. Mai ci avevo pensato in questi termini. La voce è, altro pregio dei Frammenti, quella del Werther, o meglio, di Werther: "A volte, sia per dolore sia per felicità, ho voglia di sprofondare. Stamattina (in campagna) il cielo è grigio e l'aria è mite. Sto soffrendo (non so per quale incidente). Un'idea di suicidio, scevra di qualsiasi risentimento (non ricatto nessuno) mi si presenta; è un'idea sbiadita, essa non scompagina niente (non "spezza"  niente), si armonizza con il colore (con il silenzio, l'abbandono) di questa mattinata. [...]
La crisi di inabissamento può scaturire da un dolore, ma anche da una fusione: moriamo insieme per il fatto di amarci: morte aperta, per diluizione nell'etere, morte chiusa della tomba comune.
L'abisso è un momento d'ipnosi. In essa agisce una suggestione che mi ordina di svanire senza uccidermi. Di qui forse nasce la soavità della rinuncia: io non vi ho alcuna responsabilità, l'atto (di morire) non è nei miei doveri: io mi affido, mi consegno (a chi? a Dio? alla Natura? a tutto,  tranne che all'altro)." L'abisso è un'emozione. Consiste in un excessus mentis, è una rinuncia alla ragione non solo hic et nunc ma per sempre. Questo dunque è l'amore assoluto, o almeno, una sua declinazione. 
Mi viene spontaneo associare questa lettura a una canzone d'amore di Edith Piaf. Un inno all'amore che fa riferimento proprio a questo esaltante inabissarsi. Una di quelle esperienze che comunque (anche in tempi  prosaici come i nostri)  mi viene da augurare a tutti. 



Le ciel bleu sur nous peut s’effondrer
Et la terre peut bien s’écrouler
Peu m’importe si tu m’aimes
Je me fous du monde entier
Tant qu’l’amour inond’ra mes matins
Tant que mon corps frémira sous tes mains
Peu m’importent les problèmes
Mon amour puisque tu m’aimes
J’irais jusqu’au bout du monde
Je me ferais teindre en blonde
Si tu me le demandais
J’irais décrocher la lune
J’irais voler la fortune
Si tu me le demandais
Je renierais ma patrie
Je renierais mes amis
Si tu me le demandais
On peut bien rire de moi
Je ferais n’importe quoi
Si tu me le demandais
Si un jour la vie t’arrache à moi
Si tu meurs que tu sois loin de moi
Peu m’importe si tu m’aimes
Car moi je mourrai aussi
Nous aurons pour nous l’éternité
Dans le bleu de toute l’immensité
Dans le ciel plus de problèmes
Mon amour crois-tu qu’on s’aime
Dieu reunit ceux qui s’aiment

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