sabato 17 febbraio 2018

PIAN PIANO LE STELLE COMINCERANNO A SPEGNERSI

     Narrano le antiche leggende che in un punto imprecisato dell’Oceano - dove non s’incrociano, nemmeno per caso, navi, né correnti imprevedibili hanno mai condotto naufraghi solitarî - s’adagi composto e quasi immoto, a dispetto dell’impetuosità delle tempeste lì molto frequenti, un meraviglioso, grande fiore. 
    I suoi petali sono smisurati ma, data l’immensità dell’elemento su cui si distendono, paiono perfino piccoli; in ogni caso, se mai un occhio umano li potesse vedere, gli parrebbero un fenomeno inquietante e pauroso: giacché dicono che in essi siano riprodotte le orbite dei pianeti, la vita delle stelle, l’intera trama dell’universo così com’è stato, com’è e come sarà. 
      Dicono anche che i colori del fiore sarebbero in grado di sconvolgere una mente umana: innanzi tutto per varietà e intensità, dalle quali l’osservatore sarebbe d’un subito smarrito, ma poi soprattutto per la loro inaudita profondità. Non fa parte dell’esperienza terrena la percezione di tale qualità dei colori, ch’essi posseggono naturalmente, anche se nel caso specifico risulta potenziata da una circostanza: forse da sempre, o più probabilmente per effetto della lunga consuetudine con l’elemento acquoreo, i petali compartecipano della trasparenza oceanica e pure della luce e del buio che solo quelle acque possiedono in misure estreme. L’occhio che potesse indugiare su quei petali, dunque, sorprenderebbe sfumature inusuali, intensità insopportabili, continue infrazioni dell’esperienza comune: una sfida sensoriale che probabilmente nessun essere umano potrebbe vincere. 
      Narra ancora la leggenda, ormai consumata dai millenni, che il fiore cullato dalle onde sia in attesa di un evento, e che non ci si dovrebbe far ingannare da una cert’aria immota che pare circondare e proteggere la sua splendida parvenza, sì da farlo sembrare una creatura assopita e immutabile: un giorno, ma più probabilmente un tardo pomeriggio sul far della sera, al lontano orizzonte che in quel luogo non traccia nemmeno una linea di confine tant’è smisurato, apparirà una luminosità movimentata e cangiante. 
      Prestamente essa si farà sempre più vicina, finché risulterà evidente la natura di ciò che si sta approssimando: una farfalla, le cui ali riproducono esattamente tutti i colori del fiore, le sue trame che rispecchiano l’universo e l’insopportabile intensità e trasparenza delle sue innumerevoli sfumature. 
    La farfalla si dirigerà proprio sopra il fiore e, nel momento perfetto in cui la sua flessibile proboscide si sprofonderà nel calice proteso ad accoglierla, una musica mai udita inizierà a risuonare nell’aria, dapprima appena percettibile, poi sempre più possente, tanto che la volta celeste principierà a echeggiarne. 
      Concludono, le antiche leggende, che mentre in questo angolo dell’universo si produrrà tale nuovo impasto di suoni e colori (dal quale forse potrà nascere perfino Qualcosa), altrove - nel punto profondo dal quale un tempo arcano e lontano Tutto iniziò - piano piano le stelle cominceranno a spegnersi… 

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