Narrano le antiche leggende che in un punto imprecisato dell’Oceano
- dove non s’incrociano, nemmeno per caso, navi, né correnti imprevedibili
hanno mai condotto naufraghi solitarî - s’adagi composto e quasi immoto,
a dispetto dell’impetuosità delle tempeste lì molto frequenti, un
meraviglioso, grande fiore.
I suoi petali sono smisurati ma, data l’immensità dell’elemento su cui
si distendono, paiono perfino piccoli; in ogni caso, se mai un occhio umano
li potesse vedere, gli parrebbero un fenomeno inquietante e pauroso:
giacché dicono che in essi siano riprodotte le orbite dei pianeti, la vita delle
stelle, l’intera trama dell’universo così com’è stato, com’è e come sarà.
Dicono anche che i colori del fiore sarebbero in grado di sconvolgere
una mente umana: innanzi tutto per varietà e intensità, dalle quali
l’osservatore sarebbe d’un subito smarrito, ma poi soprattutto per la loro
inaudita profondità. Non fa parte dell’esperienza terrena la percezione di
tale qualità dei colori, ch’essi posseggono naturalmente, anche se nel caso
specifico risulta potenziata da una circostanza: forse da sempre, o più
probabilmente per effetto della lunga consuetudine con l’elemento
acquoreo, i petali compartecipano della trasparenza oceanica e pure della
luce e del buio che solo quelle acque possiedono in misure estreme.
L’occhio che potesse indugiare su quei petali, dunque, sorprenderebbe
sfumature inusuali, intensità insopportabili, continue infrazioni
dell’esperienza comune: una sfida sensoriale che probabilmente nessun
essere umano potrebbe vincere.
Narra ancora la leggenda, ormai consumata dai millenni, che il fiore
cullato dalle onde sia in attesa di un evento, e che non ci si dovrebbe far
ingannare da una cert’aria immota che pare circondare e proteggere la sua
splendida parvenza, sì da farlo sembrare una creatura assopita e
immutabile: un giorno, ma più probabilmente un tardo pomeriggio sul far
della sera, al lontano orizzonte che in quel luogo non traccia nemmeno una
linea di confine tant’è smisurato, apparirà una luminosità movimentata e
cangiante.
Prestamente essa si farà sempre più vicina, finché risulterà
evidente la natura di ciò che si sta approssimando: una farfalla, le cui ali
riproducono esattamente tutti i colori del fiore, le sue trame che
rispecchiano l’universo e l’insopportabile intensità e trasparenza delle sue
innumerevoli sfumature.
La farfalla si dirigerà proprio sopra il fiore e, nel momento perfetto in
cui la sua flessibile proboscide si sprofonderà nel calice proteso ad
accoglierla, una musica mai udita inizierà a risuonare nell’aria, dapprima
appena percettibile, poi sempre più possente, tanto che la volta celeste
principierà a echeggiarne.
Concludono, le antiche leggende, che mentre in questo angolo
dell’universo si produrrà tale nuovo impasto di suoni e colori (dal quale
forse potrà nascere perfino Qualcosa), altrove - nel punto profondo dal
quale un tempo arcano e lontano Tutto iniziò - piano piano le stelle
cominceranno a spegnersi…
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