giovedì 28 maggio 2026
LA CORDA PAZZA
IN MEMORIAM
E' il mio cuore il paese più straziato, canta il poeta, ed è vero che chi continua a vivere contiene in sé le morti di quelli che ha conosciuto. Però contiene anche le loro vite, a ben pensarci, le loro vite insieme a sé, il non ancora morto, che quindi ha una responsabilità in più, quella di coltivare queste pianticelle che sono state piantate un giorno insieme e che sono diventate nel tempo qualcosa d'altro e differente sia dall'uno sia dall'altro che le ha volute. Pianticelle. La solita manìa botanica. Però la metafora non sbiadisce, ma acquista sempre più senso nel tempo. La parentela tra la pianticella e la pianta che cresce la coglie l'occhio esperto, non l'occhio qualsiasi o, peggio ancora, quello distratto. Ma sarebbe meglio dire che più ancora di una questione di occhi, è una questione di sentimento. Anzi. Di memoria del sentimento. Ed ecco che si mettono insieme due cose impossibili da conciliare, due cose non lontane ma separate una volta per tutte, come le famose rette impossibilitate a incontrarsi. A volte il sentimento continua a crescere nella memoria, anzi, diventa tutt'altro da quello che era (la memoria non svolge bene la sua funzione) e uno si ritrova a struggersi per qualcuno che aveva mitemente apprezzato o addirittura a malapena considerato, ma non certo così profondamente, caldamente, sentitamente, squisitamente voluto bene. Viceversa può accadere che un sentimento potente e cocente si attenui e scolori (è di nuovo la memoria a fallare), al punto da rendere quasi impossibile rievocare certe intensità, certi scuotimenti dei nervi dell'anima, che si può persino immaginare di non aver provato mai, tanto, a un certo punto, li si sente estranei alle proprie fibre, addirittura innaturali per sé.
Che grande guazzabuglio, diceva un altro poeta anche prima di quello inizialmente evocato, è il cuore umano. Se la gioca col magazzino d'un rigattiere eccentrico, uno che starebbe benissimo tra i crateri della luna dove Ariosto s'immagina si stipino le cose perdute: nel cuore umano stanno le contraddizioni impossibili, le varietà improbabili, le associazioni inedite e persino quelle spregevoli. Dunque scrivere in memoriam è un cimento. Una prova di coraggio. Bisogna compierla con indulgenza e affetto nei confronti propri e di chi si vuole ricordare. Ricordo qui, qui e non altrove, qui in questo momento, la tua risata colorata di viola e porpora. M'immagino accompagni ogni tentativo riuscito di fare le cose seriamente senza prendersi sul serio. Come sapevi fare, almeno fino a un certo punto, nella tua vita. Ricordo e conservo questa risata e te la mando intatta e ruscellante: ave atque vale, amice.
domenica 3 maggio 2026
ARRABBIATI
Je suis enragé. Come il prete rosso che, nella rivoluzione francese, venne preso di mira da destra, da sinistra, dal centro. Eppure aveva il seguito della parte più bassa, quella che ancora si può definire popolo senza troppi soprassalti da parte degli storici di professione. Quella che non ha da mangiare benché lavori, magari più di tanti altri.