martedì 21 agosto 2018

RIMBAMBIMENTO

Non gli capitava spesso di pentirsi delle proprie azioni, anche se frequenti erano i momenti in cui si soffermava a ripensare a quel che aveva detto e fatto in svariati ambiti esistenziali. Forse il contesto nel quale gli accadeva più spesso di indugiare con pensieri prossimi a quello che si potrebbe definire, adottando forzatamente un lessico ma non di necessità un ordine di idee cristiano, pentimento era quello lavorativo. 
Per trent'anni Lorenzo, malgré soi, se è concesso dalla grammatica al di là del fatto di essere precisazione indispensabile, aveva svolto il mestiere d'insegnante. Con parecchie lodi e qualche infamia, a parer suo, ma in questi casi il soggetto è certo pessimo giudice. 
Dire del pentimento di Lorenzo non è semplice, trattandosi di  persona alquanto contraddittoria e sommamente balzana, non di rado autocompiaciuta e autoreferenziale sempre. Però però. Anche in casi simili non ci si deve rassegnare, ben nascosta nella verità c'è la menzogna, e viceversa.
Lorenzo si era convinto, in quella metà dei cinquant'anni che si trovava a vivere persuaso di averne trentotto, che i rapporti umani intessuti nel lungo periodo di degenza scolastica (se la figurava così, come un percorso ospedaliero, una permanenza speranzosa in corsia, attendendo di venire guarito da qualche guru della medicina, pur con diagnosi infausta) fossero completamente privi di senso, una specie di alfabeto sprovvisto della sua funzione basilare, quella di significare qualcosa. 
Per trent'anni, si diceva Lorenzo guardando pericolosamente nel vuoto per un lasso di tempo che sarebbe stato meglio speso perfino in attività masturbatorie, ho parlato una lingua incomprensibile e/o fatto risuonare discorsi inauditi in luoghi totalmente vuoti. 
Non importava che gli sovvenisse, attraverso le brume della memoria, qualche sguardo acceso e qualche parola pertinente pronunciata in risposta ai suoi conclamati vaniloqui. Non importava che, sempre attraverso caligini opportune, affiorasse qualche discorso interessante, un'intuizione sagace, una manifestazione di autentico affetto. Lorenzo sentiva che tutto questo non gli apparteneva ora ma, soprattutto, non gli era nemmeno appartenuto a suo tempo, cioè quando a rigore gli era sembrato tutto vero. 
Niente di vero, niente di vero, si sentiva ripetere come un nevropatico afflitto da manìe compulsive, ecolalia e quant'altro, e non riusciva ad andare minimamente di là da questa infantile sillabazione. Infantile diventava di giorno in giorno sempre più, Lorenzo, al punto da chiedersi se la sua non fosse una forma di demenza senile, volgarmente nota come rimbambimento

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