SEMPRE IN TEMPO
Tutto acciaccato e malconcio, mi
trovavo in un negozio in cui mi pareva di essere già stato molto tempo prima: e
di colpo mi misi a pensare alla mia vita e a come ero arrivato a quel punto, di
fronte a un commesso che mi trattava con i guanti facendomi capire che lì ero
il benvenuto.
Per la prima volta mi rendevo conto di aver dato una brusca frenata alla
mia esistenza, in quel momento avevo le idee poco chiare, mi pareva di essere
rimasto indietro rispetto agli altri. Mi sentivo calpestato, rotto, come se un
camion mi fosse passato sopra. Non mi ero mai lamentato di nulla fino ad
allora; del resto, non avendo affetti, non avrei neanche saputo con chi
lamentarmi. La questione per fortuna non mi intristiva né mi preoccupava,
avevo sempre avuto cose più importanti a cui pensare: dovevo rimanere
concentrato continuamente, per non perdere di vista il mio obiettivo.
Tutti nel rivolgersi a me hanno sempre avuto un unico scopo, sempre la
stessa curiosità, e in effetti sono sempre stato un tipo molto ricercato. Forse l'unico a
vivere davvero nel presente. Non pensavo mai al mio futuro e tanto meno mi
interessava il mio passato. Naturalmente non mi sentivo sempre nel giusto, ma
dovevo pur evitare di commettere errori. Per questo non potevo permettermi di
distrarmi, e quando succedeva mi sentivo
clamorosamente sbagliato: fallivo malamente la mia "missione",
l'unica cosa che contasse davvero per
me. Superavo tutti con il mio perfezionismo, non avrei sopportato di essere
secondo a nessuno. È difficile, quando
la pensi così rigidamente come me, stare davvero al passo con i tempi. Ad
esempio a scuola tutti mi guardavano male, o con un odio talmente palese che
non si sforzavano nemmeno di non darlo a vedere. Alcune volte dei ragazzi
fissandomi non credevano ai loro occhi e sembravano voler quasi sprofondare.
Chissà cosa li turbava tanto di me, sapevo solo che reagivano esageratamente:
si mettevano a correre, ad inventarsi scuse falsissime, come se volessero
sfuggirmi. Ad ogni modo spaventare le persone mi divertiva abbastanza, che altro
gusto avrei potuto coltivare, d’altronde? E poi, dato che sapevo di essere superiore
alle loro critiche, potevano anche insultarmi quanto volevano, tanto non
sarebbe servito a nulla.
Ma il bilancio della mia vita risultava per lo più negativo: di notte non chiudevo occhio e di
giorno mi annoiavo, perché io stesso ero consapevole di essere monotono, mi
esprimevo sempre con lo stesso tono, costante, e mai nulla di originale o
diverso usciva dalla mia anima: giravo sempre intorno agli stessi concetti.
Eppure quando mi stufavo, erano gli altri a darmi la carica per continuare ad essere me stesso.
Avevano bisogno della mia presenza, sebbene la trovassero terribilmente
fastidiosa. A quel punto mi chiedevo cosa significassi io per loro, dal momento
che alcune volte non vedevano l'ora di vedermi e altre invece mi detestavano
per il solo fatto che io non mi fermavo mai.
Esatto, perché nella mia vita ho sempre spinto sull'acceleratore, non mi è
mai importato che ciò danneggiasse gli altri, alcune volte facevo paura tanto
ero determinato. Comunque non mi interessava se ero antipatico alla gente, dato che le persone
avrebbero sempre continuato ad incuriosirmi per i loro strani comportamenti nei
miei confronti. Tutto intorno a me era così poco preciso... Tutto sembrava
destinato al caos e al caso, meno male che potevo contare su me stesso e sul
fatto che io fossi una certezza quasi assoluta.
Ma all'improvviso, in quel negozio in cui mi pareva di essere già stato, i miei pensieri venivano interrotti da una coppietta appena entrata, e
sentivo una voce femminile dire: "Caro,
è la terza volta che mi trascini dall'orologiaio, quando smetterai di rompere
il tuo Rolex? Guarda, il signore è già occupato con un altro orologio da polso,
ci toccherà tornare domani perché mi
sembra concentrato e noi abbiamo fretta, vero tesoro?".
Parlava di me. Dunque era per questo che non riuscivo più a correre, a
essere il primo, a spingere sull’acceleratore, per questo mi sentivo il vetro e le lancette rotte e mi
sembrava che il tempo di tutti si fosse
fermato.
Clara San Pietro
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