mercoledì 9 marzo 2016

TEMPORALE, IL LAMPO


Temporale: l’impressione che il poeta vuole generare è essenziale, e per questo il linguaggio raggiunge un notevole grado di rarefazione per via dello stile nominale prescelto (un unico verbo predicativo, al verso 2, rosseggia); la rappresentazione paesaggistica complessiva è ottenuta attraverso l’accumulazione di notazioni isolate ma collegate analogicamente: la prima è una notazione acustica, seguita da notazioni visive concatenate appunto fra loro per via di contrapposizioni (affocato, nero, chiare, nero, ala di gabbiano), con la conclusiva similitudine tra casolare e ala di gabbiano che è un esempio illuminante della tecnica pascoliana in grado di annullare le distanze e di stabilire inediti accostamenti, com’è proprio dello spirito del fanciullino, adamo col compito di assegnare nomi alle cose del mondo.

Il lampo: da un appunto di pugno del poeta risulta ch’egli pensava alla morte del padre quando scrisse questi versi. Che in effetti sono gravidi di disperazione, non solo evocativi e impressionistici, ma intensamente espressivi, rivelatori di emozioni profonde, di un dramma incomprensibile e mai elaborato. Ci troviamo di fronte a un improvviso e spaventoso svelamento: la terra come un animale prostrato e in procinto di morire, il cielo prossimo a franare; con lo splendido ossimoro che allude a un silenzio tumultuoso, l’unico che possa addirsi a un simile spettacolo, l’immagine si completa con l’apparizione fugace eppure sufficiente  a produrre nuovamente uno spaventoso orrore della casa biancheggiante, posta in similitudine con un  grande occhio sbalordito che si apre per chiudersi subito dopo sulla notte nera. Il linguaggio sembra, in virtù delle cadenzate ripetizioni, voler riprodurre la cantilena di un bambino, la semplicità del suo eloquio che ancor più mette in rilievo l’orrore di quello che viene evocato. 

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