giovedì 21 luglio 2016

Alicia Giménez-Bartlett, Uomini nudi, Sellerio

Alicia Giménez-Bartlett, Uomini nudi, Sellerio
Mi è piaciuto, per cominciare, lo stile: narratori interni che si alternano, raccontando  le stesse vicende dal proprio punto di vista. Varietà di prospettiva, di lessico e di visione del reale  Poi l’assenza di un pensiero giudicante: il mondo nella sua multiforme varietà, il puro e l’impuro che si confondono (di qui il proposito di rileggere Colette, Il puro e l’impuro). Il professore di liceo che perde il posto nella scuoletta privata di suore e deve cercare (per recuperare dignità sociale) un lavoro. L’amico improbabile, incolto ma sapiente del mondo, che gliene trova uno: spogliarellista in un locale infestato da donne (dalle giovinette alle attempate cinquantenni) assatanate di sesso voyeuristico. Da lì inizia un percorso costruttivo e distruttivo al tempo stesso, un inabissamento nella vita, con un incontro fatale che fa sprofondare in una psiche femminile ben nota, ma pur sempre sorprendente. L’eterno problema del corpo e dell’anima che non sono separati ma vivono in  perfetta continuità. L’uno è l’altra e viceversa. Ma capirlo, per alcuni, per i più, è esperienza sconvolgente, sconcertante, alla quale preferiscono senza dubbio la cecità e l’ottundimento che garantiscono le scelte più conformi  e conformiste.  

Da ultimo, la protagonista femminile e il suo rapporto col padre. Non si legge mai abbastanza, io non leggo mai abbastanza, su questo argomento sul quale pareva i Greci avessero detto tutto. La prigionia alla quale può ridurre un padre dal quale non ci si liberi in tempo (puoi anche leggere madre al posto). Uomini e donne nudi, ma non per questo veri, ma non per questo liberi. 

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