Alicia
Giménez-Bartlett, Uomini nudi,
Sellerio
Mi è piaciuto, per
cominciare, lo stile: narratori interni che si alternano, raccontando le stesse vicende dal proprio punto di vista. Varietà di prospettiva, di
lessico e di visione del reale Poi l’assenza
di un pensiero giudicante: il mondo nella sua multiforme varietà, il puro e l’impuro
che si confondono (di qui il proposito di rileggere Colette, Il puro e l’impuro). Il professore di
liceo che perde il posto nella scuoletta privata di suore e deve cercare (per
recuperare dignità sociale) un lavoro. L’amico improbabile, incolto ma sapiente
del mondo, che gliene trova uno: spogliarellista in un locale infestato da donne
(dalle giovinette alle attempate cinquantenni) assatanate di sesso
voyeuristico. Da lì inizia un percorso costruttivo e distruttivo al tempo
stesso, un inabissamento nella vita, con un incontro fatale che fa sprofondare
in una psiche femminile ben nota, ma pur sempre sorprendente. L’eterno problema
del corpo e dell’anima che non sono
separati ma vivono in perfetta
continuità. L’uno è l’altra e
viceversa. Ma capirlo, per alcuni, per i più, è esperienza sconvolgente,
sconcertante, alla quale preferiscono senza dubbio la cecità e l’ottundimento
che garantiscono le scelte più conformi
e conformiste.
Da ultimo, la protagonista
femminile e il suo rapporto col padre. Non si legge mai abbastanza, io non
leggo mai abbastanza, su questo argomento sul quale pareva i Greci avessero
detto tutto. La prigionia alla quale può ridurre un padre dal quale non ci si
liberi in tempo (puoi anche leggere madre
al posto). Uomini e donne nudi, ma non per questo veri, ma non per questo
liberi.
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