domenica 19 novembre 2017

THE SQUARE - RUBEN OSTLUND

The square di Ruben Ostlund ritrae in modo netto, quindi necessariamente impietoso, la nostra società patinata, regolarmente irregolare, intenta a guardarsi e a guardare, a tentare di criticarsi e di ridere, di essere comprensiva e generosa, ma invece autoassolutoria, preda dell'incertezza e incapace di provare emozioni che non siano predisposte e impacchettate, tanto da far rimpiangere, piuttosto, la freddezza. E' un film  pieno di sguardi eloquenti e spesso muti: quelli delle bambine del protagonista, il confuso direttore di un prestigioso museo d'arte contemporanea di Stoccolma, quello dello scimpanzè che funge da animale di compagnia d'una sua occasionale amante, quello dell'uomo scimmia protagonista di una straordinaria performance (che vale da sé l'intero film), quello del bambino che vorrebbe avere le scuse di Christian per essere stato accusato ingiustamente di furto. Poi è un film pieno di poveri estremamente poveri, che nessuno riesce a fissare negli occhi e che tutti ignorano (a meno che entrino in un video e creino uno scandalo, come la bambina bionda che salta in aria) e di oggetti di lusso estremamente lussuosi, di opere d'arte insulse e di parole pretenziose, rispetto alle quali le urla dell'uomo afflitto dalla sindrome di Tourette ("mostraci le tette", "coglione") durante un'algida presentazione intellettualistica di prodotti artistici risultano la componente umana in contrasto con la finzione eletta a sistema. A dispetto del fatto, o forse proprio perché, il segno distintivo del film è un quadrato, i confini sono estremamente indistinti e  nelle relazioni umane, quelle personali e quelle collettive, dominano una forma penosamente contraffatta di rispetto che sfiora la diffidenza, l'attesa di qualche parola vera e rivelatrice, di un aiuto fra esseri umani che risponda e corrisponda a un'attenzione magari momentanea ma profonda, almeno nell'hic et nunc, per l'altro. Non è un film che si dilunghi (come mi è capitato di leggere) e nemmeno che faccia ridere: solo a tratti si coglie balenare l'essenza segreta del comico che, aveva ragione Mark Twain (Wilson lo zuccone), non è la gioia ma la tristezza. 

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