lunedì 2 luglio 2018

LA SOCIETA' DELLO SPETTACOLO

La Société du Spectacle è un illuminante saggio di Guy Debord che risale al 1967. Profondo e lucido, utilizza alcune categorie del pensiero marxista, ma lo supera, come  può permettersi di fare chi viene dopo e ha il coraggio di  mettere da parte le intuizioni o le previsioni sbagliate di chi l'ha preceduto. 
Vale la pena leggerlo e rileggerlo perché, a cinquant'anni di distanza, sembra scritto da uno che vedesse proprio l'attuale società. Invece Debord non l'ha vista, perché si è suicidato nel 1994. 

Grazie a questo saggio è rinata in me, potente come un desiderio intriso di voglia e di gioia di vivere, la sollecitazione a cambiare. Non il mondo, ma il mio modo di stare e di essere per il mondo. 
Ma quel che qui importa che qualcuno legga è quanto scrive Debord (che ha realizzato un film del suo saggio...che incredibile ardimento https://www.youtube.com/watch?v=bmThdLhqkEA), in qualche passaggio particolarmente illuminante, almeno per me. 
I - La separazione compiuta (ed.Baldini&Castoldi, trad. Freccero, Strumia)
E senza dubbio il nostro tempo...preferisce l'immagine alla cosa, la copia all'originale, la rappresentazione alla realtà,l'apparenza all'essere...Ciò che per esso è sacro non è che l'illusione, ma ciò che è profano è la verità.  Anzi il sacro s'ingigantisce ai suoi occhi via via che diminuisce la verità e l'illusione aumenta, cosicché il colmo dell'illusione è anche per esso il colmo del sacro. (Feuerbach, Prefazione alla II edizione di L'essenza del cristianesimo). 
Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un'immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione. 

Questo primo passaggio contiene il cuore dell'argomentazione di Debord. La società in cui viviamo, società della produzione di massa, è una società rovesciata, è un mondo alla rovescia nel senso di essere un'inversione concreta della vita, una non-vita. Lo spettacolo, prosegue Debord, si presenta come la società stessa, come strumento di unificazione della medesima, mentre ne rappresenta il luogo elettivo della falsificazione. E non si tratta banalmente di una spettacolarizzazione (traduzione in immagini dell'esistente determinata dal ricorso massiccio a tecniche di diffusione di immagini) ma di una vera e propria forma mentis, che viene condivisa latamente, soprattutto da chi non si accorge di cosa stia succedendo (ovviamente la maggioranza). E pensare che Debord, quando ha elaborato questi pensieri, non aveva ancora assistito al proliferare di quel che sappiamo e che non è nemmeno il caso di evocare, tanto è ovvio. 

Lo spettacolo [...] è il cuore dell'irrealismo della società reale. In tutte le sue forme particolari, informazione o propaganda, pubblicità o consumo diretto di distrazioni, lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante. Esso è l'affermazione onnipresente della scelta già fatta nella produzione, e il suo consumo conseguente. Forma e contenuto dello spettacolo sono entrambi l'identica giustificazione totale delle condizioni e dei fini del sistema esistente. Lo spettacolo è anche la presenza permanente di questa giustificazione, in quanto occupazione della parte principale del tempo vissuto al di fuori della produzione moderna. 

Dunque, come sintetizza poco oltre, nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso. Questa è una di quelle intuizioni a cui mi riferivo parlando di profondità e lucidità, nonché di capacità di prevedere l'evoluzione di quanto all'epoca era ai suoi esordi. L'onnipotenza dello spettacolo, con tutta la sua falsità, è determinata dal fatto di presentarsi con una positività che nessuno mette in discussione: "ciò che appare è buono, ciò che è buono appare" è lo slogan che ipnotizza promuovendo un'accettazione passiva  e determinando il monopolio dell'apparenza. 
Inoltre, in barba al celebre motto kantiano, i mezzi dello spettacolo sono al tempo stesso il suo fine. Lo spettacolo vuole portare esclusivamente a un obiettivo: la propria riuscita. 

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