L'antica canzone, che non mi piacque particolarmente e non suscita in me nostalgia, risuona solo per la verità che contiene. S'accoppia a vanità delle vanità, con uno sbalzo di nobiltà su cui non indugio. La morte di alcuni scatena diluvi di parole iperboliche, magniloquenti, da sotterrare un morto, ironia ovvia. Gigante, mito, genio, maestro. Al femminile si noti l'impossibilità di produrre alcuni omologhi in opportuna declinazione:/ gigantessa suonerebbe derisorio. Invecchiare instilla questo veleno in alcuni: li rende ipersensibili a tutto e insensibili ad altrettanto. Mi scervello a capire il paradosso o l'assurdità appena scritta e, per ora, non ci riesco. Parole, parole, parole.
venerdì 7 agosto 2026
mercoledì 5 agosto 2026
VIVERE, SOPRAVVIVERE
Una distanza grande fra due modi di stare al mondo che la lingua distingue attraverso un prefisso.
Vivere. Ossia essere in ogni fibra che ci compone in totale presenza. Niente escluso, tutto in noi sente ed è. Per chi vive davvero la speranza non esiste. Non esiste il futuro. C'è solo l'intenso e immenso momento presente. Non c'è spazio nemmeno per altri, nel vivere fino in fondo, perché la concentrazione richiesta è tale da escludere presenze distraenti come sempre sono, appunto, gli altri. Chi vive è solo nel vivere, e non se ne duole.
Chi sopravvive è sempre un po' prima o un po' dopo. Ricorda, spera, ignora il presente perché hanno molta più importanza per lui il passato e, spesso, il futuro. Anche quando neghi che sia così, il sopravvivente palesa solo la sua incapacità di dire il vero su se stesso: spera di esserci ancora domani, e dopodomani e poi ancora, perché così la sua sopravvivenza ha senso e si giustifica persino. Nel grande mare dell'essere nuotano sia quelli che sopravvivono sia quelli che vivono. Li riconosci a colpo d'occhio da come stanno in acqua: galleggiando quieti o nuotando a vigorose bracciate. L'occhio degli uni non si fissa da nessuna parte, quello degli altri ha sempre chiaro un obiettivo da raggiungere, una boa, una barca, uno scoglio, la riva.
venerdì 17 luglio 2026
STORIA CHE SI RIPETE
La metafora della fenice felice è bella fino a un certo punto. La creatura che rinasce dalle tenebre pigolando, dopo aver vissuto un'era del mondo, e porta in sé la saggezza della vecchiaia consumata e il rinnovamento glorioso della giovinezza (infanzia) ritrovata, è senza dubbio un simbolo rigenerante per lo spirito. Essere fenice felice è un dono e un privilegio. Però nelle pieghe del simbolo si annida una spina dolorosa. Quella dell'eterno ripetersi di. Il problema è in quel che segue e specifica. Nel caso della mia vita finora, la spina è il ripetersi di apparizioni di persone che poi decidono di scomparire. E io capisco che l'hanno deciso, e che non sono stata io a collaborare per niente alla sparizione, solo a distanza di tempo. Nemmeno la ripetizione dell'evento (per due volte per ora) mi ha dotata del contravveleno per scongiurarne gli effetti diretti e collaterali più sgradevoli. Sia l'una sia l'altra, sì, due donne, in tempi della vita molto diversi, avevano lanciato gli stessi segnali di insofferenza che non ho saputo (voluto) cogliere. Quel parlare male di altri e altre lasciando intendere quanto io fossi invece assolutamente speciale. Quel palesare la volontà di staccarsi dal luogo per non dire che volevano semplicemente porre una distanza siderale (come una morte) proprio solo da me. E io che non ho capito subito. E io alla quale il fatto di aver capito poi ha lasciato una traccia indelebile che non riesco proprio a lasciar andare. Resta lì come un risentimento inestinguibile. Un'offesa senza rimedio.
sabato 6 giugno 2026
INCONTRI
Facendo questo mio mestiere, gli incontri sono continui e si accumulano nel tempo, tanto che a un certo punto i confini fra un incontro e l'altro si fanno confusi e qualche volto si sovrappone, per non dire di quel che accade con le parole dette e, si fa per dire, memorizzate. Allora vale la pena tornare all'etimologia e ricordarsi (questa volta si, con millimetrica precisione) cosa significa davvero incontrarsi. Mettersi lì, nel meraviglioso lì e in quel momento, ma mentre accade e non dopo, con un'altra persona e sentirla, parlarle, accorgersi fino in fondo della sua esistenza. L'incontro è così o non è, e il mio antico mestiere più di ogni altro, forse, lo sa.
Celebro allora in questo spazio l'incontro con te, tristemente allegro e allegramente triste ragazzo sensibile e generoso. So che restano nell'aria del lungo fiume, in aule troppo assolate, in bar sul corso, nostre parole scambiate e risate piene. So che resta nel cuore l'affetto mite e sincero reciprocamente provato. Soffoco la tentazione di dispiacermi per non aver obbedito alla tentazione di chiederti ultimamente notizie di te. Resta così intatta la pura bellezza del nostro incontro felice, perché pieno, intenso, vero. Ti abbraccio nel tempo e nello spazio, carissimo allievo per sempre.
Tua professoressa per sempre.
giovedì 28 maggio 2026
LA CORDA PAZZA
IN MEMORIAM
E' il mio cuore il paese più straziato, canta il poeta, ed è vero che chi continua a vivere contiene in sé le morti di quelli che ha conosciuto. Però contiene anche le loro vite, a ben pensarci, le loro vite insieme a sé, il non ancora morto, che quindi ha una responsabilità in più, quella di coltivare queste pianticelle che sono state piantate un giorno insieme e che sono diventate nel tempo qualcosa d'altro e differente sia dall'uno sia dall'altro che le ha volute. Pianticelle. La solita manìa botanica. Però la metafora non sbiadisce, ma acquista sempre più senso nel tempo. La parentela tra la pianticella e la pianta che cresce la coglie l'occhio esperto, non l'occhio qualsiasi o, peggio ancora, quello distratto. Ma sarebbe meglio dire che più ancora di una questione di occhi, è una questione di sentimento. Anzi. Di memoria del sentimento. Ed ecco che si mettono insieme due cose impossibili da conciliare, due cose non lontane ma separate una volta per tutte, come le famose rette impossibilitate a incontrarsi. A volte il sentimento continua a crescere nella memoria, anzi, diventa tutt'altro da quello che era (la memoria non svolge bene la sua funzione) e uno si ritrova a struggersi per qualcuno che aveva mitemente apprezzato o addirittura a malapena considerato, ma non certo così profondamente, caldamente, sentitamente, squisitamente voluto bene. Viceversa può accadere che un sentimento potente e cocente si attenui e scolori (è di nuovo la memoria a fallare), al punto da rendere quasi impossibile rievocare certe intensità, certi scuotimenti dei nervi dell'anima, che si può persino immaginare di non aver provato mai, tanto, a un certo punto, li si sente estranei alle proprie fibre, addirittura innaturali per sé.
Che grande guazzabuglio, diceva un altro poeta anche prima di quello inizialmente evocato, è il cuore umano. Se la gioca col magazzino d'un rigattiere eccentrico, uno che starebbe benissimo tra i crateri della luna dove Ariosto s'immagina si stipino le cose perdute: nel cuore umano stanno le contraddizioni impossibili, le varietà improbabili, le associazioni inedite e persino quelle spregevoli. Dunque scrivere in memoriam è un cimento. Una prova di coraggio. Bisogna compierla con indulgenza e affetto nei confronti propri e di chi si vuole ricordare. Ricordo qui, qui e non altrove, qui in questo momento, la tua risata colorata di viola e porpora. M'immagino accompagni ogni tentativo riuscito di fare le cose seriamente senza prendersi sul serio. Come sapevi fare, almeno fino a un certo punto, nella tua vita. Ricordo e conservo questa risata e te la mando intatta e ruscellante: ave atque vale, amice.
domenica 3 maggio 2026
ARRABBIATI
Je suis enragé. Come il prete rosso che, nella rivoluzione francese, venne preso di mira da destra, da sinistra, dal centro. Eppure aveva il seguito della parte più bassa, quella che ancora si può definire popolo senza troppi soprassalti da parte degli storici di professione. Quella che non ha da mangiare benché lavori, magari più di tanti altri.
venerdì 27 marzo 2026
DA PLANCTON
2019, sette anni fa, come fosse oggi o come fosse mai. Il bello di tenere dei blog scolastici. Una prima lezione in prima: mi dissero, alla fine dei cinque anni, di essere rimasti un po' terrorizzati.
Auguro a tutti noi di trascorrere un anno all'insegna della trasgressione vera. Quella che è frutto dell'esercizio del pensiero critico, della volontà di non concedersi tregua nella ricerca di confini da superare, di ostacoli da abbattere. Non in nome del successo o di una più o meno effimera notorietà, ma di una gioia di vivere e di essere che dovremmo imparare (tutti noi, insieme) a esprimere e diffondere in ogni luogo in cui ci troviamo.
mercoledì 7 gennaio 2026
AZIONATI DAL CAMPANELLO
Scandisce la giornata. La inchioda a una croce a otto chiodi che occasionalmente diventano anche dieci. Coi campanelli decidono quando dobbiamo onorare col silenzio delle morti. Drin, zitto e prega. Drin, zitto e pensa. Drin smetti di pregare. Drin smetti di pensare. Odio il campanello e l'ho odiato in modo particolare ieri quando ha interrotto un ascolto che mi stava interessando molto. L'ho odiato perché ho visto come agisce su alcuni di noi (non tutti) come se fossimo degli automi senz'anima. Drin si esce. Liberi tutti. Azionati da un campanello. Non mi piace. Non voglio. Non mi va di essere obbediente in questo modo. Forse non mi va di essere obbediente, e costi quel che costi. Però glielo volevo dire che ho capito la sua reazione e so bene che non potrei mai dichiararlo di fronte a tutti, e non c'è bisogno di spiegare perché. Così gliel'ho scritto e le chiedo di leggerlo, se vuole, senza dire chi gliel'abbia mandato. Conosco il modo di silenziare i campanelli, e l'ho scoperto proprio questa mattina. Non voglio però rivelare come si faccia: ognuno deve trovare la sua maniera. Anche questo, costi quel che costi. Grazie se leggerà ma anche se non lo farà.
lunedì 29 dicembre 2025
E ALLORA...L'ALTRA VITA
domenica 10 febbraio 2019
A CHIUNQUE INTERESSI... "A UN'ALTRA VITA, FRATELLO"
D'altronde, Isotta Fraschini è morta, meravigliosa novantaseienne, nell'isola che in qualche modo l'aveva partorita. Sono andata in laico pellegrinaggio a Stromboli qualche giorno fa, per recare omaggio alle nostre conversazioni di qualche anno or sono, e ho raccolto in un'urna le ultime tracce di me rimaste sotto il vulcano, per collocarle sulla sua tomba.
A futura memoria, lascio qui due doni. Una striscia di Bill Watterson che riassume ottimamente le ragioni per cui abbandonerei non solo il blog ma la scuola per reincarnarmi anch'io.
...e una classica fotografia-non fotografia, che mi ritrae come non sono mai stata. In fondo, una sintesi di questo blog e del motivo che l'ha ispirato.
A un'altra vita, fratello.
mercoledì 6 febbraio 2019
ISOTTA FRASCHINI, IDEALISTA DELL'INSEGNAMENTO
Chissà, penso ora, che io non mi sia inventata, in quell'ora e in quel luogo, Isotta Fraschini, idealista dell'insegnamento, per dare corpo e voce a un desiderio che mi sembrava troppo sopportare da sola. I desideri possono essere invadenti e diventare morbosi, sostituirci nella presenza sulla faccia della terra. A meno che non li si condivida con qualcuno. Isotta Fraschini, che chissà se è mai esistita sul serio, è stata per anni un mio alter ego silenzioso e efficiente: è stata lei a trascorrere parti delle notti a mettere a punto lezioni, immaginandosi con quale attenzione e interesse occhi pieni d'intelligenza avrebbero incoraggiato anche le lezioni più lunghe, mani si sarebbero alzate per contribuire con domande stimolanti, talora anche provocatorie, l'approfondimento o l'estensione di campi d'indagine. Ogni tanto era lei a suggerirmi efficaci metodi per riprendere contatto con allievi che si perdevano o resistevano all'insegnamento, manifestando insofferenza o, peggio ancora, indifferenza. Insomma Isotta è stata a lungo il mio Virgilio personale, la mia ombra fedele, la mia amica meravigliosa.
Da qualche anno, però, Isotta non agisce più nel mio spirito con l'efficacia dei primi tempi. Sento che sto per rimanere sola con il mio desiderio diventato morboso perché inappagato. Non incontro più sguardi che lo accendano e ho la netta percezione che nessuno abbia bisogno di me in un mondo in cui regnano sovrani l'isolamento e la dimenticanza. Forse Isotta ha subito per prima le conseguenze di questo vuoto e ne è morta.
Rimango io, in me mal viva, e morta in lei ch'è morta.
Nota dell'Autore: Isotta Fraschini, per chi desiderasse indagare, è stata una casa automobilistica italiana. A Stromboli, vista l'angustia delle vie, percorse quasi solo da api piaggio, le isotta fraschini, quand'anche redivive, non potrebbero passare. Ciò non toglie che io abbia incontrato sul serio un'anziana signora sulla spiaggia di Ficogrande con questo magnifico nome parzialmente wagneriano. Che poi ella fosse reale, questa è un'altra storia, che per ora non intendo approfondire.
venerdì 1 febbraio 2019
MORAVAGINE - BLAISE CENDRARS
lunedì 28 gennaio 2019
ESISTI SOLO SE
Davvero hai bisogno di esibirti sul palcoscenico per dimostrare di essere vero?
Solo così ritrovi la tua essenza?
Ma perché, ma perché, ma perché questo morbo si è così diffuso, le vostre facce non sono facce ma maschere, PERSONE, o forse fantasmi che si aggirano, si confondono e non si fondono, come sarebbe desiderabile in un sogno aurorale (pan, dio dei boschi, dioniso, confusione cosmica, ebbrezza, piacere originario, forze telluriche).
Non voglio provare a guardarvi davvero.
Ho paura, troppa paura.
Che dietro alle vostre fotografie compulsive, alle vostre frasi stereotipate, al saccheggio dell'arte, della natura, di tutto quello che ho amato, che amo, non ci sia che la replica infinita di un vuoto assoluto, al quale sarebbe possibile, sì sarebbe possibile, sostituire qualcosa di puro, essenziale, profondo.
Un silenzio illimitato, nel quale finalmente riappaiano i confini, non più indistinti, ma precisi, e si riescano a udire i passi originari, di un dio appassionato e imperfetto, un dio che desidera e sogna le sue creature ed è anche disposto a farsi ripudiare da loro, a farsi odiare, a farsi uccidere per non risorgere, no, non risorgere, ma sprofondare perché loro possano da questa sua fine ingloriosa ricavare le lacrime e il sangue con cui s'impasta la vita e si ottiene l'amore.
mercoledì 23 gennaio 2019
TRENI DELLA MEMORIA E BARCONI DELL'ATTENZIONE
venerdì 18 gennaio 2019
QUESTA NON È SOLO UNA POESIA D’AMORE
che scrivo di te.
